Il commento di oggi riguarda la polemica esplosa attorno a Lupita Nyong’o, scelta da Christopher Nolan per interpretare Elena di Troia ne L’Odissea. Non entro nel merito della preparazione storica dell’attrice, anche se, permettetemi, se devi vestire i panni di un personaggio del genere sarebbe bene conoscerne i risvolti e il contesto. Mi interessa invece rispondere a chi, per liquidare le critiche, tira fuori il paragone con Jesus Christ Superstar e la scelta di Carl Anderson, attore di colore, nel ruolo di Giuda: all’epoca, dicono, nessuno protestò, segno che oggi la polemica è propaganda di destra e basta. Peccato che sia falso. E chi lo ripete o non ha controllato o sa benissimo di mentire per costruirsi una narrazione comoda.
Quello che la memoria selettiva dimentica
Quando il film di Norman Jewison uscì nel 1973 (la pièce teatrale è del 1971), altro che silenzio: le proteste furono durissime, e arrivarono da due direzioni opposte. La comunità afroamericana, con gruppi religiosi in prima fila, accusò la produzione di aver reso nero proprio il “cattivo” della storia, il traditore, mentre Gesù restava biondo e con gli occhi azzurri. Se non era una questione di razza, chiesero, perché allora Cristo non poteva essere interpretato da un attore nero? Dall’altra parte, esponenti della comunità ebraica accusarono il film di antisemitismo, perché i sacerdoti del Sinedrio venivano dipinti come gli architetti della morte di Gesù, rievocando uno stereotipo con una storia lunga e pesante. Un rabbino dell’epoca arrivò a definire il film “un miscuglio velenoso di razzismo antinero e antisemita”. Altro che nessuna polemica: il film raccolse critiche feroci, ne parlarono tutti i giornali dell’epoca con titoli che oggi suonerebbero improponibili. Chi oggi cita quel film come prova che “prima non si faceva polemica” sta semplicemente raccontando una storia che non è mai esistita.
Ogni epoca ha le sue battaglie, e non è una novità politica
Il punto vero, quello che nessuno dei due schieramenti ha interesse a dire fino in fondo, è che ogni epoca produce le sue polemiche e lo fa perché ogni epoca porta con sé le proprie ferite aperte. Gli Stati Uniti del 1971 uscivano da anni di rivolte razziali e tensioni sociali durissime: era inevitabile che un Giuda nero venisse letto attraverso quella lente, da una parte e dall’altra. Oggi viviamo un’epoca segnata da un’altra polarizzazione, quella identitaria, e la scelta di Nyong’o per Elena viene letta attraverso quella lente lì. Non è la prova che “prima non si criticava e oggi sì per motivi politici”: è la prova che il cinema, quando tocca simboli identitari forti, ha sempre scatenato reazioni furiose, in ogni decennio, da destra e da sinistra, da comunità diverse e per motivi diversi. Chi oggi minimizza dicendo che è tutta colpa della propaganda contemporanea sta solo scegliendo di ignorare la storia per far vincere il proprio racconto. E chi grida al razzismo senza guardare che le stesse identiche dinamiche si sono ripetute cinquant’anni fa con il segno opposto, fa lo stesso identico errore. La verità, come sempre, è più scomoda per entrambe le tifoserie.
Io ve l’ho detto.