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Dal Pride si insulta, poi si piange: il contesto conta sempre

Il commento di oggi riguarda il Pride di Milano e le parole dal carro: insulti gratuiti a Salvini, scuse col caldo come alibi. Il contesto di una manifestazione conta, eccome.


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Il commento di oggi riguarda il Pride di Milano e le parole dal carro: insulti gratuiti a Salvini, scuse col caldo come alibi. Il contesto di una manifestazione conta, eccome. Lorenzo Pezzotti, performer e art director di Botox Matinée, dal carro del Milano Pride ha attribuito a Matteo Salvini comportamenti sessuali espliciti, roba inventata, per ammissione dello stesso Pezzotti poche ore dopo. Prima è arrivata la minaccia di querela di Salvini, poi le scuse in video: colpa del caldo, della stanchezza, dello spritz. Capito. Il caldo ti fa dire cose false su un ministro della Repubblica davanti a migliaia di persone. È una giustificazione talmente misera che si commenta da sola.

Ma c’è qualcosa di più importante da dire, che va oltre il singolo episodio e il singolo mattone lanciato.

Cosa nasce il Pride, e perché questo importa

Il Pride non è una festa di piazza qualsiasi. Nasce nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, al Stonewall Inn di New York, quando la comunità LGBTQ+, stremata da decenni di raid della polizia, arresti arbitrari e violenze istituzionalizzate, disse basta e tenne testa agli agenti per tre giorni. Da quella rivolta nasce tutto: la marcia, i carri, i colori, la visibilità. Il Pride non è un carnevale. È un atto politico con una storia scritta nel sangue e nella resistenza. Ecco perché quello che si dice da quei carri, da quei palchi, non è una chiacchiera da bar: è un messaggio amplificato, investito di un significato che trascende chi lo pronuncia.

E sullo stesso carro di Pezzotti sfilava Elodie, con la sua fidanzata Franceska Nuredini. Nei giorni scorsi, quando qualche idiota ha riempito i suoi post di insulti omofobi e volgari, abbiamo tutti giustamente alzato la voce. Perché quegli insulti erano inaccettabili. Perché il contesto non giustifica l’odio. Perché le parole fanno male,sempre.

La coerenza non è optional

E allora, con la stessa fermezza, bisogna dire che quello che ha fatto Pezzotti è sbagliato. Non perché Salvini meriti tutele speciali, non è questo il punto. Il punto è che non si possono usare due pesi e due misure. Se il contesto del Pride è abbastanza importante da renderlo uno spazio di dignità e rispetto quando si tratta di difendere Elodie, e soprattutto la comunità LGBTQ+,  allora quel contesto è abbastanza importante da imporre uno standard di comportamento a chi da quel palco parla.

Chi insulta con accuse false non sta facendo politica, non sta resistendo, non sta rivendicando niente. Sta solo sparando fango. E il fango, dal palco di un Pride, non sporca solo chi lo riceve: sporca la storia di chi ha costruito quel palco a caro prezzo. Le scuse arrivate dopo, tra lacrime e alibi meteorologici, non rimettono a posto niente. Dimostrano solo che il danno era già fatto, e che chi lo ha fatto lo sapeva benissimo anche quando stringeva il microfono.

Il Pride ha senso se è coerente. Altrimenti diventa solo un’altra arena dove si grida più forte.