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Skiathos, il prezzo pazzesco della curiosità cieca

Il commento di oggi riguarda la turista italiana ferita gravemente a Skiathos dal getto di un aereo in decollo, il secondo incidente in tre giorni: quando la curiosità supera il buonsenso, anche con tutta l'informazione a portata di smartphone.


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Il commento di oggi riguarda la turista italiana di 52 anni ferita gravemente a Skiathos, in Grecia, travolta lunedì 10 agosto dal getto dei motori di un aereo in decollo. Non è stata colpita dal velivolo: è stata scaraventata a terra dal jet blast, quella colonna d’aria che i motori sparano all’indietro con una forza che pochi immaginano finché non se la trovano addosso. Trasportata in elicottero prima a Volos, poi al Policlinico di Larissa, ha riportato un’emorragia subaracnoidea e due fratture craniche. E come se non bastasse, tre giorni dopo, nello stesso identico punto, un’altra turista italiana è finita ferita con lo stesso identico meccanismo. Due incidenti in una settimana, nello stesso metro di strada. Non è sfortuna, è un pattern. E i pattern, di solito, si possono prevedere.

Il paradosso del 2026: sappiamo tutto e non sappiamo niente

Ecco quello che davvero non mi va giù. Skiathos non è un segreto nascosto in fondo a internet: è una delle mete più fotografate e più raccontate al mondo per il “plane spotting”, quella strada attaccata alla pista dove decine di persone si piazzano ogni giorno per vedere gli aerei sfiorare la testa. Ci sono video, articoli, guide, warning, cartelli. Basterebbe un tocco sullo smartphone che tutti abbiamo in tasca H24 per sapere esattamente cosa può fare un jet blast a un corpo umano. Eppure ci si va lo stesso, ci si avvicina lo stesso, si resta lì impalati con il telefono alzato invece che con il buonsenso acceso. Viviamo nell’epoca in cui la conoscenza è a portata di polpastrello, e la usiamo per tutto tranne che per la cosa più semplice: capire prima di rischiare. È un cortocircuito clamoroso, e francamente una cagata pazzesca: abbiamo costruito l’infrastruttura dell’informazione più potente della storia umana e continuiamo a farci sorprendere da cose che un titolo di giornale, letto due minuti prima, avrebbe potuto evitarci.

La responsabilità non è solo delle recinzioni mancanti

Ora, è vero: quella pista non ha una recinzione adeguata, e le autorità greche qualcosa dovranno pur rivedersela, visto che è il secondo caso in pochi giorni nello stesso punto esatto. Ma scaricare tutta la colpa sull’assenza di una barriera è comodo e parziale. Perché la barriera più efficace, quella che nessuna amministrazione può installare al posto tuo, è l’informazione che hai già in tasca prima ancora di partire. Non ti serve un cartello per capire che stare sotto il getto di un reattore è pericoloso: te lo dice l’istinto, prima ancora che un articolo. Il problema è che l’istinto, oggi, viene spesso silenziato dal desiderio di un video, di uno scatto, di quel momento da raccontare. La curiosità va benissimo, è anzi una qualità: ma diventa un rischio quando smette di essere accompagnata dal pensiero critico. Informarsi non è un optional per chi ha tempo da perdere, è la differenza tra una vacanza e una tragedia. E questo vale a Skiathos come in qualunque altro angolo del mondo dove il selfie vale più della propria incolumità.

Io ve l’ho detto.