Il commento di oggi riguarda il concerto di Ultimo a Tor Vergata, il più grande evento a pagamento nella storia della musica italiana: 250mila persone, arrivate da tutta Italia, con oltre il 62% partito da fuori Roma. Gente che ha fatto ore di macchina, di treno, di autobus. Gente che si è accampata per quindici giorni pur di stare sotto al palco. Se lo scrivo così sembra già una follia, e in effetti i titoli dei giornali di oggi si sono concentrati tutti lì: sui numeri esagerati, sulle tende piantate settimane prima, sul fenomeno sociale. Ma non è questo il punto. Il punto vero, quello che nessuno vuole affrontare, è chi si è messo a criticare tutto questo dall’alto del proprio divano.
Il diritto di criticare non esiste (quando si parla di passioni)
Perché ieri sera i social si sono riempiti di due categorie di persone: chi era a Tor Vergata a cantare a squarciagola, e chi da casa ha inondato Facebook e Instagram di commenti al vetriolo su quanto sia ridicolo entusiasmarsi per un concerto. E qui bisogna essere chiari una volta per tutte: nessuno ha il diritto di criticare come un altro decide di passare il proprio tempo libero. Nessuno. Ti piace Ultimo? Bene. Non ti piace? Anche bene. Ma il salto logico che fanno in tanti, dal “a me non piace” al “quindi chi ci va è un povero demente”, è lo stesso vecchio vizio italiano di sempre: trasformare un gusto personale in un giudizio morale sugli altri. E puntualmente arrivano loro, i bacchettoni musicali, quelli che si ergono a custodi supremi del buon gusto sonoro. Eh ma i Pink Floyd. Eh ma i Queen. Eh ma Vasco negli anni ’80, quello sì che era vero rock. Basta. Siete più vecchi e polverosi dei dinosauri, che come sappiamo tutti si sono estinti qualche milione di anni fa, eppure continuate a comportarvi come se il vostro scaffale di vinili fosse l’unico metro di giudizio ammesso sulla faccia della terra.
Vivi e lascia vivere (anche a Tor Vergata)
La realtà è semplice e la ripeto perché evidentemente va ripetuta ogni volta che succede qualcosa del genere: a ognuno la propria musica, a ognuno il proprio idolo. Chi ha pianto di gioia ieri sera sotto al palco di Ultimo non deve rendere conto a nessuno del proprio entusiasmo, tanto quanto chi preferisce chiudersi in cameretta con un disco dei Pink Floyd non deve rendere conto a chi lo trova noioso. Il problema non è mai il gusto musicale di chi va ai concerti: è la presunzione di chi si sente in diritto di rovinare la festa agli altri a colpi di commenti sprezzanti. E se davvero non capite come si possa amare un cantante fino a dormire quindici giorni in tenda per lui, va benissimo così: vuol dire semplicemente che quella passione non è la vostra. Non serve commentarla, giudicarla, ridicolizzarla. Basta lasciarla vivere.
Vivi e lascia vivere, appunto: vale per la musica come per tutto il resto. Io ve l’ho detto.