Il commento di oggi riguarda la decisione del Consiglio dei Ministri di prorogare la validità delle carte d’identità cartacee oltre il termine del 3 agosto. Molti leggeranno questa notizia e penseranno: bene, almeno c’è più tempo. Io credo invece che questa decisione racconti una storia completamente diversa da quella del sollievo. Perché se uno Stato è costretto a prorogare la validità di un documento che da anni dovrebbe essere sostituito dalla Carta d’Identità Elettronica, il problema non sono i cittadini che non si sono ancora adeguati. Il problema è che il sistema non è stato in grado di permettere loro di adeguarsi. Provate a prenotare un appuntamento a Roma per rifare la carta d’identità: vi ritroverete in un viaggio temporale degno di Doctor Who, con le prime date utili che, in alcuni casi, sfiorano i primi mesi del 2027.
Non è una pratica qualunque
Capiamoci: non stiamo parlando di una pratica facoltativa, di un certificato richiesto una volta nella vita o di una comodità accessoria. Parliamo del principale documento di identificazione dello Stato italiano. Quello che serve per viaggiare, per identificarsi, quello che le banche chiedono di aggiornare quando scade, quello che sempre più spesso serve per accedere ai servizi digitali della Pubblica Amministrazione. Ed è proprio qui che emerge il paradosso tutto italiano. Da anni sentiamo parlare di digitalizzazione, innovazione, identità digitale, servizi online, semplificazione burocratica, accesso ai servizi tramite CIE. Bellissimo, ma quando? La domanda che mi pongo è semplice: come si può costruire una Pubblica Amministrazione digitale se il documento che rappresenta una delle chiavi d’accesso principali a quel sistema è così difficile da ottenere?
La vera notizia è un’altra
La proroga evita che milioni di cittadini si trovino improvvisamente in difficoltà, e da questo punto di vista è una scelta inevitabile: sarebbe assurdo scaricare sui cittadini responsabilità che non sono loro. Ma non raccontiamoci che questa sia una vittoria. È semplicemente la presa d’atto che qualcosa non ha funzionato. E forse la vera notizia non è che le carte d’identità cartacee resteranno valide più a lungo. La vera notizia è che nel 2026, in uno dei Paesi che parla continuamente di trasformazione digitale, ottenere il documento necessario per entrare in quel futuro è ancora un percorso a ostacoli. E sinceramente non riesco a considerarlo normale.